Il terzo weekend di settembre è un appuntamento fisso per l’SGM Triathlon: il circuito Ironman di Cervia attira sempre tanti nostri atleti delle lunghe distanze!
Al via della distanza full ironman: Andrea Benelli, Alessandro “Alz” Buscarino, Marco “Mago” Maghini.
Al via del mezzo ironman: Anna Colucci, Domenico “Nico” Fiorentino, Alessandro Milesi.
Seguono i racconti di alcuni di loro!
Che ti devo dire…. Dopo aver saltato Nizza per l’ondata di calore, la tensione era più alta del solito, ero anche in sfida dichiarata col Mago e questo alzava di più la tensione perché sapevo che avrei dovuto fare una gara di rimonta; dopo la frazione nuoto per me sempre ostica, la frazione bici è stata caratterizzata da forti temporali che in certi punti hanno reso la strada un lago; arrivato in t2 il distacco dal Mago era sorprendente di soli 13 minuti, ho pensato: “ora c’è il tuo terreno, si va a prenderlo!”
Al 27’ l’aggancio! Io poi inizio a soffrire, ma lui non ha mollato come mi aspettavo. Alla fine solo 6 minuti ci hanno diviso!
Un PB che mi riempe di orgoglio e gioia! Un weekend dove tutti gli SGM hanno dato spettacolo!
Weekend magico!
Chi mi conosce sa bene quanto sia arrivato stremato alla vigilia della gara: non siamo dei “pro” e le fatiche degli allenamenti (estenuanti) necessari a preparare un full Ironman si sommano a quelle della vita quotidiana tra lo stress del lavoro da artigiano al privilegio di occuparsi di tre figli e due cani…..il tutto si traduce in una lunga lista di notti trascorse a guardare il soffitto!
A Cervia l’atmosfera è già densa di adrenalina: siamo un bel gruppo da San giuliano tra chi partecipa al full e chi ha scelto la media distanza e credimi, il sostegno reciproco si può quasi toccare con le mani!
L’ansia di queste gare viene dalle distanze, dalla combinazione di tre discipline che fanno crescere in modo esponenziale la possibilità di imbattersi in un imprevisto: mai avrei immaginato prima di entrare in acqua di dover nuotare schivando le meduse… e nemmeno di dovermi addirittura fermare alla fine del km 3 della frazione di nuoto per essere stato punto prima sul polso (ho dovuto allentare il cinturino del Garmin perché il gonfiore aumentava) e poi sul volto: prima il formicolio sul labbro poi il bruciore e infine sentivo la palpebra dell’occhio destro pulsare perché il gonfiore aveva raggiunto gli occhialini!! Cerco qualcuno dell’assistenza per confrontarmi, ma non vedo nessuno in quel punto e quindi…torno in scia e riprendo a nuotare. All’uscita sulla spiaggia mostro i segni ad Andrea che aveva nuotato con me e….via verso le bici!!
Il cielo sopra Cervia non è terso ma fino a Cesena nessuno avrebbe immaginato di percorrere oltre la metà dei 180 km del percorso bici sotto un diluvio!! Incredibile!! Pioggia battente di quella che a tratti non vedi nulla, l’asfalto che diventa una grande piscina! Si smette di pensare ai tempi ,alla velocità media e inspiegabilmente ti si stampa un sorriso in faccia tra la sorpresa, l’ironia del momento e una incredula rassegnazione.
Mai, nonostante le condizioni ti concedi di far affiorare l’idea di abbandonare. Nemmeno per un secondo, non so come, ma “mollare” non è fra le opzioni.
Quando rientri a Cervia e i compagni ti accolgono nel tifo più sfrenato quasi non credono che tu abbia fatto 100 km sotto l’acqua: a Cervia c’è il sole!
Infilo le scarpe e parto, cercando il momento in cui (di solito dopo 20/25 minuti) le gambe si dimenticano della bici e ti permettono di correre, ma stavolta non arriva, nemmeno dopo un’ora… solo verso il trentesimo km ho un guizzo e sento di voler accelerare, ma dura poco… trattengo le lacrime, per la prima volta in una gara mi commuovo all’idea che forse anche stavolta ce la faccio quando solo tre giorni prima non me la sentivo proprio. Stringo i denti per tutto il tempo pensando a quanto sia solo la testa a comandare.
È sempre così.
Arrivo al traguardo, ed è festa. Di nuovo. Alla fine ce la facciamo sempre.
Alla prossima sfida
La gara stupenda! Mi sono divertita un casino! Pensavo di arrivare stravolta e invece fino in fondo stavo bene e con il sorriso sulle labbra! Me la sono goduta dall’inizio alla fine.
Quanto può significare emotivamente 1 minuto e 32 secondi in più o in meno.
L’11 luglio 2027, durante un allenamento in bici, una caduta a 48 km/h mi costa la frattura della terza costola destra. La prima cosa che penso è: «Non potrò partecipare all’Ironman 70.3 di Cervia». Medici e fisioterapista sono categorici, niente allenamento e, soprattutto, niente gara.
Dopo un mese di assoluto riposo, ricomincio gradualmente ad allenarmi per arrivare il 18 settembre a Cervia a ritirare il mio pettorale 1432, SGM Triathlon. Il giorno successivo sono lì a sostenere Andrea, Marco, Ale e Riccardo, impegnati nel Full Distance. Una performance incredibile dei quattro ragazzi.
Il 20 settembre è il mio giorno, non posso fallire. Dopo mesi di sacrifici, ho un solo obiettivo, tagliare il traguardo sotto le 5 ore e 30. Il mare è una tavola e la temperatura è alta.
GO! SUONA LO START
Durante il nuoto vedo una medusa enorme passare sotto di me, bianca, luminosa, con lunghi tentacoli, mi dico non ci pensare. 39 minuti, il mio miglior tempo. In T1 sono un automa e in 8 minuti sono sulla mia Crono.
Spingo, il GPS oscilla tra 35 e 40 km/h.
La bici vola. Poi arriva Bertinoro, la salita non è il mio terreno ideale ma tengo duro. Ora si scende e qui posso finalmente lasciar andare la bici. Spingo, mi abbasso e apro il gas. Il GPS sale: 50, 55, 58…60 km/h.
A circa 20 chilometri dall’arrivo raggiungo un atleta , pedaliamo insieme controvento, il ritmo è alto. Alle nostre spalle sta arrivando un gruppo compatto, noi aumentiamo la velocità e arriviamo a Cervia. Entro in zona cambio, i miei amici urlano il mio nome. È una scarica di energia incredibile. Mi cambio rapidamente e parto per la Mezza maratona.
I primi quattro sono durissimi. La testa, il cuore e il fiato ci sono, ma le gambe sono esauste. Arrivano i crampi. Mi fermo, massaggio, allungo e riparto. Poi, finalmente, il corpo reagisce. Trovo un ritmo costante: 5’20”, 5’30” al chilometro.
Al settimo trovo il mio tifo: Cinzia, Andrea, Marco, Riccardo, Maria Rosa, Alz, Eli. Chiedo il tempo. La previsione è di 5 ore e 34 minuti. La mia testa si accende. Mancano 14 chilometri, posso recuperare quattro minuti. Continuo a correre.
Al giro successivo Andrea mi urla: «Ci sei! Sei sotto le 5 ore e 22!»
Ma gli ultimi chilometri diventano una battaglia, le energie calano e il passo scende a 5’40”, poi 5’50”. Al chilometro 18 non ne ho più. Al 19° mi fermo qualche secondo all’ultimo ristoro. Bevo, respiro e riparto.
Arrivo nel punto dove, fino a quel momento, avevo sempre trovato il mio tifo, ma non vedo nessuno: sono tutti già sulla finish line. Per un attimo penso che sia finita. Poi vedo Andrea: «Corri Nico! Ce la puoi fare! Manca 1 chilometro!»
Raccolgo tutto quello che mi è rimasto dentro e riparto. Corro a 5’00″/km. Poi lo vedo, il nastro rosso con il simbolo IRONMAN. La finish line. Lo speaker annuncia: «Domenico Fiorentino!»
Guardo il tempo: 5 ore, 28 minuti e 28 secondi. Un minuto e 32 secondi sotto il mio obiettivo. Un minuto e trentadue secondi possono sembrare niente, ma dentro quei 92 secondi, ci sono tutte le persone che, in un modo o nell’altro, mi hanno portato fino a quella finish line.
Terza volta sulla linea di partenza. Eppure la tensione è sempre la stessa: ti prende allo stomaco, ti accende le paure, ti ricorda che questa gara — anche se la conosci — non ti lascia mai indifferente. Ti colpisce in pieno, ogni volta…
Tutto il racconto di Marco su VUN DU TRI